Nel vasto mondo dei superfood, spesso ci si concentra sui classici come quinoa, chia o avocado, trascurando tesori nascosti come i lupini. Esattamente come lenticchie, fagioli, fave e piselli, anche i lupini sono legumi che fanno parte della famiglia delle Fabaceae eppure, pur essendo molto nutrienti e ricchi di proprietà, sono spesso meno apprezzati rispetto ai loro “fratelli”. Vediamo invece perché meritano di essere al centro dell’attenzione quando si parla di salute e benessere.
Ricchi di Proteine: I lupini sono una fonte eccellente di proteine, essenziali per la costruzione e il ripristino dei tessuti muscolari. Sorprendentemente, contengono più proteine di qualsiasi altra leguminosa, con circa il 40% del loro peso costituito da proteine. Questo li rende una scelta preziosa per i vegetariani, i vegani e coloro che cercano alternative proteiche.
Basso Indice Glicemico: Con un basso indice glicemico, i lupini possono contribuire a mantenere stabili i livelli di zucchero nel sangue, riducendo il rischio di picchi glicemici e aiutando a controllare l’appetito.
Ricchi di Fibre: Le fibre presenti nei lupini favoriscono la digestione e contribuiscono a una maggiore sensazione di sazietà, aiutando così a controllare il peso e a mantenere una buona salute intestinale.
Fonte di Minerali: I lupini sono una fonte di minerali importanti come ferro, calcio e magnesio, fondamentali per la salute delle ossa e la funzione muscolare.
Ipocalorici, naturalmente privi di glutine e ricchi di fibre, i lupini possono essere consumati in tanti modi, vediamo alcuni.
Grassi buoni: Non tutti i grassi sono creati uguali, e i lupini sono una prova vivente di questo concetto. Sono naturalmente privi di grassi saturi e ricchi di grassi insaturi, come gli acidi grassi omega-3 e omega-6, noti per il loro ruolo nella promozione della salute cardiovascolare e cerebrale, riducendo il rischio di infiammazione e malattie croniche.
E ora vediamo come possiamo consumarli!
Bolliti: Questo è uno dei modi più tradizionali e semplici per consumare i lupini. Dopo averli ammollati per diverse ore o anche per tutta la notte per ridurre l’amaro e ammorbidirli, i lupini vengono bolliti in acqua salata per circa 30-60 minuti, o finché non diventano morbidi. Una volta cotti, possono essere mangiati come spuntino o aggiunti a insalate e altri piatti.
In salamoia: I lupini possono essere acquistati in barattoli o vasetti già preparati in salamoia. Prima di consumarli, è consigliabile sciacquarli bene sotto acqua corrente per rimuovere l’eccesso di sale. Possono essere mangiati direttamente dal barattolo come spuntino salato o aggiunti a insalate, stufati e altri piatti. Solitamente vanno sbucciati.
Tostati: I lupini bolliti possono essere asciugati e tostati nel forno per renderli croccanti e leggermente dorati. Possono essere conditi con spezie come pepe, paprika o rosmarino per un tocco extra di sapore. I lupini tostati sono ottimi come snack salutare o come topping per insalate e piatti di verdure.
E poi c’è la mia versione preferita che è…l’hummus di lupini!!
La ricetta è identica a quella che usereste per l’hummus di ceci. In questo caso vi consiglio di utilizzare i lupini in salamoia (che trovate già pronti al mercato o al supermercato).
Fate solo attenzione perché innanzitutto dovete sbucciarli e poi non dovete aggiungere sale alla crema ottenuta, almeno non prima di averla assaggiata.
Otterrete una crema spalmabile buonissima, perfetta da accompagnare al pane, ai cracker oppure per dei bicchierini da aperitivo molto sifziosi.
Cliccando qui trovate una mia ricetta (dovete solo sostituire i ceci con i lupini):
La Caponata e la Ratatouille, vengono spesso confuse e sovrapposte tra loro: i due piatti sono infatti entrambi a base di ortaggi come melanzane, pomodori e cipolle e possono essere serviti come contorno o come antipasto. Tuttavia, l’aceto, le olive e i capperi evidenziano e differenziano il gusto della caponata da quello della ratatouille.
Infine le verdure della caponata andrebbero precedentemente fritte mentre quelle della ratatouille stufate.
Ma vediamo più nello specifico la storia dell’una e dell’altra.
La Caponata ha origini siciliane e sull’isola se ne rintracciano diverse varianti, sia locali che famigliari.
La versione di base della caponata prevede però le melanzane come ingrediente principale che devono essere lavate, messe sotto sale per circa 30 minuti e fatte sgocciolare; successivamente vanno tagliate a pezzi grossi e fatte dorare in olio bollente insieme ad un sedano tagliato a pezzi.
Nel frattempo, in un'altra padella viene soffritta la cipolla tagliata a pezzi, a cui si unisce la conserva di pomodoro, l’aceto e lo zucchero.
Una volta pronto questo intingolo si aggiungono le olive precedentemente snocciolate e i capperi e infine le melanzane e il sedano.
L'origine della ricetta e l'etimologia della parola sono ancora oggi un mistero. Per alcuni il termine caponata deriverebbe da "capone", termine dialettale per indicare la lampuga, un pesce che abbondava sulle tavole degli aristocratici e che veniva servito con la salsa in agrodolce tipica della caponata. I popolani, non potendo permettersi un cibo così costoso, lo avrebbero sostituito con le melanzane, senza dubbio più economiche.
Se volete cimentarvi in una ricetta made in Sicily, direttamente da San Vito Lo Capo, cliccate qui.
La Ratatouille invece nasce in Provenza, dai contadini che in estate raccoglievano i prodotti dell'orto per stufarli e preparare la "ratatouille" il cui nome deriva probabilmente dall'occitano "ratatolha", simile al francese "touiller" che significa "rimestare".
Ovviamente anche della Ratatouille esistono delle varianti dettate dalla fantasia e dal gusto.
Per la ricetta di base sono necessarie delle zucchine, pomodori, peperoni, melanzane, aglio, cipolla e tantissime erbe aromatiche. Dopo aver lavato e mondato tutte le verdure, queste devono essere tagliate a cubetti. In un tegame si prepara un soffritto con olio evo, aglio e cipolla e quando quest'ultima è appassita, si uniscono il peperone, le zucchine e la melanzana che vengono fatte cuocere a fuoco medio con il coperchio. Verso la fine della cottura si aggiungono i pomodori a cubetti e le erbe aromatiche.
Per i vacanzieri che quest’estate frequenteranno la Liguria consiglio vivamente di fermarsi in uno dei tanti mercati o negozietti di ortofrutta per acquistare l’aglio di Vessalico, una tipologia di aglio molto leggero e digeribile che si coltiva nei classici terrazzamenti dell’omonimo comune in provincia di Imperia e nei territori limitrofi.
La semina dell’aglio di Vessalico si effettua tra il mese di ottobre e gennaio, mentre il periodo della raccolta, che avviene manualmente, si ha alla fine di giugno. Dopo questa fase, lo si lascia asciugare all’ombra per alcune settimane e in seguito, dopo la pulitura, si realizzano le classiche trecce, dette anche “reste”. Lo si trova dunque disponibile in commercio all’inizio del mese di luglio.
La procedura di coltivazione di questa speciale varietà di aglio è certificata come biologica: un metodo costoso che però consente di preservarne le caratteristiche, sia da un punto di vista chimico che organolettico.
L’aglio di Vessalico può essere annoverato infatti tra le eccellenze agroalimentari della Liguria ed è tutelato da un Presidio Slow Food.
La sua elevata qualità fa si che sia anche una delle varietà di aglio più care.
Come si presenta?
L’aglio di Vessalico presenta un bulbo compatto e di forma rotondeggiante, che comprende circa 10 spicchi bianchi. La colorazione della tunica, invece, è bianco rosata, con venature rosso-violacee nel momento in cui l’aglio viene colto.
Questo tipo di aglio si caratterizza per il sapore intenso e delicato allo stesso tempo, per l’elevata digeribilità e per l’ottima conservabilità e come altri tipi di aglio, produce una serie di effetti benefici: riesce a tenere sotto controllo i valori della pressione sanguigna, neutralizza i microrganismi patogeni, combatte i radicali liberi, previene la formazione di trombi e coaguli di sangue ed è inoltre un utile antiparassitario dell’intestino.
Per una corretta conservazione dell’aglio di Vessalico, gli esperti consigliano di appendere le reste in un locale ben areato, ben illuminato (per quanto sia preferibile una luce diffusa e non diretta) e caratterizzato da una temperatura costante.
Il miglior modo per utilizzarlo?
A crudo, nel pesto o per i piemontesi nel bagnetto verde o semplicemente grattugiato su del pane tostato con un filo d’olio extra vergine di oliva, qualche pomodoro spremuto e due foglie di basilico.
Se volete farmi un regalo…preparatemi IL carpione.
E per mia fortuna, mi trovo nella regione giusta perché l’estate in Piemonte fa rima con carpione.
Non credo infatti esista una trattoria in questa zona d’Italia che in estate non proponga qualcosa in carpione anche se, la triade per eccellenza, prevede uovo, zucchine e cotoletta.
Altra precisazione va fatta sul tipo di marinatura che, nel caso specifico del carpione piemontese, prevede aceto, vino bianco, carote, cipolle, aglio e tanta tantissima salvia.
L’origine del carpione risale probabilmente al Medioevo (o addirittura all’antica Roma) e rispondeva alla necessità di conservare gli alimenti quando ancora i frigoriferi erano di là da venire, fino ad arrivare ai giorni nostri dove, nelle Langhe, era considerato uno dei capisaldi della cucina contadina. A portarlo in città sono state poi probabilmente le ragazze di provincia che venivano «a servizio» in cucina nelle case della borghesia torinese.
Negli anni ’60 e ’70 a Torino il carpione era uno dei cibi che si mangiavano d’estate sotto le «topie», che sono i pergolati, nelle «piole» (trattorie) o nelle bocciofile, in collina o lungo il Po.
Oggi, non si trova solo più nelle trattorie tradizionali, ma anche nei ristoranti stellati e…con mia grande soddisfazione, da noi, su ordinazione oppure a grande richiesta, nelle nostre cookin'experience!
Come vi ho detto il carpione è uno dei mie piatti preferiti ❤️, adoro cucinarlo e adoro mangiarlo.
Il mio segreto?
Un pizzico di esperienza, l’aceto di mele al posto di quello di vino (dona più delicatezza al carpione, rendendolo meno pungente) e come sempre, una buona dose di LOVE, PASSION AND ENERGY !
Se siete curiosi di provare la mia ricetta CLICCATE QUI!























