La cucina greca è una delle più antiche e affascinanti del mondo, ricca di storia, sapori autentici e ingredienti genuini. Dietro ogni piatto si nascondono secoli di tradizioni e curiosità che rendono questa gastronomia unica. Ecco alcune chicche che forse non conoscevi!
L’Olio extravergine di Oliva: L’Oro Liquido della Grecia
La Grecia è uno dei maggiori produttori di olio d’oliva al mondo e si dice che gli antichi Greci lo considerassero un dono divino. Era così prezioso che veniva usato non solo in cucina, ma anche per riti religiosi, trattamenti di bellezza e persino come premio per gli atleti vincitori delle Olimpiadi.
Il Segreto della Lunga Vita? La Dieta Greca!
L’alimentazione tradizionale greca è considerata una delle più salutari al mondo. La Dieta Mediterranea, ispirata proprio alla cucina greca, è stata riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio Immateriale dell’Umanità. Il segreto? Olio extravergine d’oliva, verdure fresche, legumi, pesce e poca carne rossa.
Lo Yogurt Greco: Un Superfood Millenario
Il famoso yogurt greco, cremoso e ricco di proteine, ha origini antichissime. In passato veniva usato non solo come alimento, ma anche per lenire scottature e problemi della pelle. Ancora oggi è un must a colazione e nella preparazione della tzatziki, la celebre salsa con cetriolo e aglio.
Il “Meze” Greco: Mangiare è Condivisione
In Grecia il cibo non è solo nutrimento, ma soprattutto convivialità. I mezedes (antipasti) sono serviti in piccole porzioni per essere condivisi tra amici e famiglia. Olive, formaggi, dolmadakia (involtini di vite) e fritture di pesce sono solo alcune delle prelibatezze che accompagnano le lunghe cene greche.
Il Pane non si Butta Mai!
Nella tradizione greca il pane ha un valore quasi sacro. In passato, se cadeva a terra, veniva raccolto e baciato come segno di rispetto. Anche oggi è impensabile sprecarlo: il pane raffermo viene spesso riutilizzato in piatti come la dakos, una bruschetta cretese con pomodoro e feta.
Il Formaggio Greco per Eccellenza? La Feta!
La feta è il formaggio più famoso della Grecia e viene prodotto solo con latte di pecora e capra. La curiosità? In Grecia esistono più pecore che abitanti! Inoltre, la feta è così importante da essere protetta dal marchio DOP dell’Unione Europea.
Il Brindisi Greco: "Stin Ygeia Mas!"
Se vai in Grecia, preparati a sentire spesso "Stin Ygeia Mas!", che significa "Alla nostra salute!". Attenzione però: brindare con l’ouzo (il tipico liquore all’anice) senza prima accompagnarlo con un meze è considerato poco elegante!
La cucina greca è molto più di un insieme di piatti: è un viaggio nella storia, nella cultura e nelle tradizioni di un popolo che ama il buon cibo e la convivialità. Ora che conosci qualche curiosità in più, non ti resta che prenotare il tuo biglietto per il prossimo cookin’tour per poter gustare un pezzo di Grecia: clicca qui
Perché a Carnevale si frigge?
Carnevale è sinonimo di festa, colori, maschere… e fritto! Dalle chiacchiere alle frittelle, passando per castagnole e bomboloni, ogni regione italiana ha la sua specialità, ma tutte condividono un tratto comune: la cottura in olio bollente. Ma da dove nasce questa tradizione? E perché proprio il fritto è il protagonista indiscusso di questa ricorrenza? Scopriamolo insieme!
Un’esplosione di gusto prima della Quaresima.
Carnevale, dal latino carnem levare (ovvero “eliminare la carne”), rappresentava l’ultimo periodo di abbondanza prima dell’inizio della Quaresima, il periodo di digiuno e privazioni che conduce alla Pasqua. Proprio per questo motivo, durante il Medioevo, si approfittava dei giorni di Carnevale per consumare tutti quei cibi ricchi e calorici che sarebbero stati banditi nelle settimane successive. Lo strutto e l’olio abbondavano nelle dispense, così quale modo migliore per impiegarli se non friggere dolci golosi.
Il fritto come simbolo di festa e abbondanza.
Friggere è da sempre sinonimo di festa. Il cibo fritto è croccante, dorato, profumato e irresistibile. Nelle culture antiche, tra cui quella romana, il fritto era già protagonista delle celebrazioni: i Romani, infatti, preparavano dolci fritti simili alle nostre chiacchiere, come le frictilia, frittelle di farina e miele servite durante i Saturnali, festività che possiamo considerare un lontano antenato del Carnevale.
Un piacere senza tempo.
Oggi, nonostante le abitudini alimentari siano cambiate e l’attenzione alla linea sia più diffusa, il rito della frittura a Carnevale resiste. Perché? Perché il profumo di un dolce fritto appena fatto è in grado di riportarci all’infanzia, alle feste in famiglia, ai momenti spensierati. E perché, almeno una volta l’anno, cedere alla tentazione del fritto è un peccato che vale la pena concedersi!
In Spagna, i dolci fritti di Carnevale si chiamano buñuelos e sono spesso ripieni di crema o cioccolato.
In Francia, si preparano i bugnes, simili alle chiacchiere italiane.
In Brasile, il Carnevale è accompagnato da sonhos, frittelle ripiene di crema.
In Germania, si festeggia con i Berliner, soffici bomboloni farciti.
Dunque, se vi state chiedendo se sia il caso di preparare chiacchiere, frittelle o castagnole per Carnevale, la risposta è una sola: assolutamente sì!
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La meringa, la preparazione più elegante, magica, dolce, ma anche insidiosa della pasticceria: albumi montati pazientemente e a lungo, zucchero tendenzialmente abbondante, talvolta un paio di gocce di limone, e vaniglia.
Gli ingredienti sono sempre gli stessi, ma la meringa può assumere nomi diversi ma le tecniche di preparazione possono variare dando origine a 3 tipi di meringa differenti:
La MERINGA ITALIANA che è la meringa cotta.
Ha un processo di preparazione elaborato poiché le temperature devono essere molto precise. Gli albumi vengono montati a neve e lo zucchero (in proporzione 2:1, cioè una quantità di zucchero pari al doppio rispetto all’albume) viene prima riscaldato con poca acqua, in modo tale da formare uno sciroppo di zucchero, e portato ad una temperatura di 121°C, poi aggiunto a poco a poco agli albumi quando questi sono già in parte montati. Questi vanno fatti montare fino a ottenere una crema densa, soda, di un bel colore bianco brillante. Questa meringa ha molti vantaggi: il primo è che il calore pastorizza le uova, il secondo è che – dal momento che le uova sono pastorizzate – può essere gustata “a crudo” (ovvero senza passaggio prolungato in forno per farla asciugare). Un classico è infatti stenderla sulle torte o pasticcini e flambarla, ovvero caramellarla con l’uso di un cannello.
Questa meringa è impiegata anche nelle preparazioni di mousse e creme (per renderle più leggere) ed è la base più comune per fare semifreddi.La meringa all’italiana è ideale per realizzare le decorazioni delle torte, ma anche come base per conferire volume e aria a mousse e semifreddi.
La MERINGA FRANCESE è una meringa preparata a freddo, montando gli albumi insieme allo zucchero semolato. Non essendo cotta, è instabile (si smonta rapidamente se lasciata a temperatura ambiente), e non è sanificata. Questo tipo di meringa, quindi, viene utilizzata per preparare le meringhe secche (o spumiglie) che anno fatte “seccare” in forno, a 80°/100° gradi al massimo (perché non prendano colore) per alcune ore.
La MERINGA SVIZZERA, una meringa che prevede una fonte di calore durante la preparazione, ma in questo caso si scaldano gli ingredienti ovvero gli albumi con lo zucchero che devono raggiungere una temperatura di 55-60°C e, solo a questo punto, si possono montare. Questa soluzione permette di avere la meringa più stabile in assoluto, motivo per cui spesso sostituisce quella italiana.
Per cucinare un buon risotto, non puoi dimenticare la tostatura (o saldatura) del riso.
La tostatura del riso è una procedura necessaria che ha lo scopo fondamentale di preservare la compattezza dei chicchi in fase di cottura e di garantire cremosità al risotto.
Viene chiamata anche saldatura poiché sigilla la parte porosa dei chicchi, la perla centrale, ed eventuali piccole fratture sulla superficie che possono formarsi con la lavorazione del riso stesso. Durante la cottura, infatti, il riso assorbe l’acqua o il brodo che aggiungete, dunque tostare i chicchi serve a proteggerli e impedire loro di scuocersi, creando una sorta di pellicola.
In altre parole, il riso tramite la tostatura deve essere messo nelle condizioni di resistere allo “stress” della cottura e rilasciare in maniera graduale l’amido, in modo da ottenere un risotto più cremoso.
Se tralasciamo questo passaggio fondamentale, i chicchi di riso tendono a sfaldarsi e scuocersi e il risultato finale sarà un risotto dalla consistenza collosa e informe, come se fosse stato semplicemente bollito e condito.
Ma come si esegue?
La tostatura va fatta scaldando a fuoco alto il riso in una padella per alcuni minuti, distribuendolo su tutta la superficie per tostarlo in modo uniforme.
Usate una padella dunque e non una pentola perché lo strato di riso sia basso.
Per evitare che i chicchi si brucino è inoltre necessario rimescolarlo di continuo.
C’è chi questa operazione la fa a secco, chi con grassi, soffritti, o ingredienti presenti nella ricetta.
Il mio consiglio è di farla o a secco o con olio extra vergine di oliva.
Vi sconsiglio di fare la tostatura insieme al soffritto per due ragioni: la prima è che il liquido presente nel soffritto inizia a essere assorbito dai chicchi di riso dando avvio a una sorta di cottura, la seconda è che la cipolla, o lo scalogno, per esempio, si brucerebbero durante la tostatura perché la temperatura è molto elevata.
La stessa cosa vale per il burro, che invece tanti usano.
Potete però utilizzare il burro chiarificato in quanto privo di latticello dunque della parte liquida che ci darebbe problemi.
Infine il tempo di tostatura può variare dai 3 ai 5 minuti, in base alla varietà di riso impiegata dopodiché è possibile trasferire il riso nella padella con il soffritto, sfumare con il vino o aggiungere direttamente il brodo (bollente, mi raccomando!).
La tostatura può essere fatta anche con largo anticipo, ad esempio la mattina per la sera. L’importante è non lasciare il riso nella padella in cui viene eseguita per evitare che “stra-tosti” e, una volta terminata l’operazione, trasferirlo in una ciotola in attesa di cucinare il risotto ;)
Ma cosa succede se tosto troppo il riso?
Il risotto, a fine cottura, potrebbe risultare slegato e poco cremoso.
E ora, non vi rimane che provare, e per farlo vi consiglio la mia ricetta del Risotto al cavolo rossoblu e funghi trifolati























